Parrocchia Visitazione di Maria Vergine - Cerfignano (Le)
La tradizione delle "tavole di San Giuseppe"

La tradizione delle "tavole in onore di san Giuseppe" nel Salento risale almeno a fine ottocento. Essa consiste nel preparare una grande tavolata in onore di San Giuseppe, contenente come pietanze sulla tavola cibi "poveri": pesce fritto, lamponi, baccalà, "pittule", "massa", "pasta culu mele", "fritti" e come frutta un finocchio e un'arancia. Come si può notare, infatti, non è presente la carne considerata un tempo cibo per ricchi.

Le pietanze si susseguono in questo modo (i nomi sono riportati in dialetto): pampasciuni (lamponi), stoccapisce (stoccafisso), ciciri (ceci), rape, fritti (dolci fritti tipici della zona), massa (pasta fatta in casa con i cavoli), maccheroni cullu mele (pasta col miele). Su ogni piatto veniva messo un pesce fritto e una pittula di cavolfiore.

La "tavola" solitamente è offerta da famiglie per ex-voto e può avere come invitati (i "santi") da un minimo di tre persone ad un massimo di tredici. Gli invitati alla tavola rappresentano:San Giuseppe, Gesù Bambino, la Madonna, S. Anna, S. Gioacchino, S. Zaccaria, S. Elisabetta, S. Agnese, S. Antonio, S. Marta, S. Simone, S. M. Maddalena, San Giovanni.

Si scegliere di preparare la tavola "cotta" o "cruda". Nello specifico si intende che tutte le pietanze che la compongono siano cotte oppure alcune siano cotte e per le altre si mettono in tavola gli ingredienti per realizzarle. I piatti "crudi", quelli di cui si mettono in tavola gli ingredienti, oggi sono: "i maccarruni cullu mele": pasta, zucchero, miele, i ceci: i legumi, l'olio e pepe; non vengono più inserite le rape e la "massa".

Il 19 marzo tutti gli invitati si ritrovano per il pranzo a casa della famiglia che offre la "tavola". Si recita insieme il Santo Rosario e si attende il parroco per la benedizione della tavola. Esiste un cerimoniale (tramandato nel tempo) che richiede:

  • per iniziare a mangiare una pietanza si deve attendere che San Giuseppe faccia tintinnare una posata sul bicchiere, un altro tintinnio annuncia che l'assaggio ha termine;
  • al termine dell'assaggio di ogni pietanza la parte rimanente viene ritirata dalla famiglia del "santo"e portata a casa per essere distribuita a parenti e vicini in segno di solidarietà.

Ad ognuno è consegnato poi un pane a forma di ruota, sul quale è riportato per ogni santo, il simbolo che lo rappresenta (per esempio: Gesù, una corona di spine, S. Giuseppe un bastone, ....) .

Tavola realizzata in Chiesa madre per i bisognosi nel 2005

La tavola parrocchiale per i bisognosi nel 2006

Per l'allestimento della tavola la cura è minuziosa: quando si comincia a preparare ogni singola pietanza viene recitata una preghiera per chiedere al Signore e a S. Giuseppe l'aiuto per la buona riuscita. Ogni pietanza viene accuratamente scelta e posta nei piatti per i "santi". Il primo piatto ad essere preparato è sempre quello di S. Giuseppe.

Alcune foto delle tavole

 

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Parroco: don Pasquale Fracasso